LA CONSEGNA DEI FILE DI PROGETTO AL CLIENTE: ATTO DOVUTO O PROPRIETA’ DEL TECNICO?

da Super User
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Ieri mattina ho partecipato ad un’interessante discussione su di un gruppo facebook di ASSISTIR FILMES ONLINE

Il quesito posto dal collega era più o meno questo:

Un cliente affida ad un professionista un incarico. Precedentemente lo stesso immobile era stato oggetto di una pratica edilizia redatta da un altro tecnico e regolarmente pagata il quale – per poter adempiere al proprio incarico – ha effettuato i rilievi dell’immobile. Il cliente comunica ciò al nuovo tecnico e sollecita lo stesso a contattare il vecchio tecnico per poter avere i file dei rilievi così da non doverli nuovamente effettuare poiché, a suo tempo, questo lavoro è stato già profumatamente pagato. Il collega chiama il vecchio tecnico e – con sua sorpresa – riceve la risposta che i file dei rilievi gli verranno concessi previo pagamento.

Domanda: Il tecnico è obbligato a dare i file del lavoro svolto al cliente, poiché regolarmente pagato, oppure no?

Piccola premessa:

Qui non parliamo di una eventuale cortesia professionale tra colleghi – sempre auspicata – ma del fatto che un tecnico sia o no obbligato alla consegna dei file di progetto al cliente.

 

Come sempre per provare a rispondere andiamo a ricercare ciò che il legislatore ha stabilito.

La Legge 2 marzo 1949, n. 144. (quando ancora non esistevano i file!) “Approvazione della tariffa degli onorari per le prestazioni professionali dei geometri” è ciò che ci viene incontro.

All’art. 7 “Impiego ripetuto della stessa prestazione” dice che : “La proprietà intellettuale che spetti al geometra in conformità alle leggi, per l'opera ideata e gli atti tecnici che la compongono, non è in alcun modo pregiudicata dall'avvenuto pagamento dei compensi e indennizzi dovutigli.

 Il committente non può, senza il consenso del geometra, valersi dell'opera e degli atti tecnici che la compongono per uno scopo diverso da quello per cui furono commessi.

 Qualora un elaborato venga usato anche per altre applicazioni, oltre quella per cui fu commesso, o ne venga dal committente ripetuto l'uso, al geometra spetta, per ogni nuova applicazione, un compenso non inferiore al 25 per cento e non superiore al 50 per cento delle competenze stabilite dalla tariffa in ragione inversa del numero delle applicazioni oltre alle intere competenze per le nuove prestazioni da esse dipendenti (rilievi, tracciamenti, contratto, direzione dei lavori, liquidazione ecc.)

Mentre all’articolo 13:  “Al committente spetta, salve particolari pattuizioni, una sola copia di tutti gli elaborati di cui si compone l'operazione commessa. Il geometra è tenuto a fornirgli tutti i dati, le notizie e gli atti necessari perché gli sia possibile di valersi pienamente dell'opera commessa, e non avrà diritto a ulteriori compensi per tali notizie, dati e atti, se essi possono implicitamente ritenersi compresi nei compensi esposti nella specifica.

Dalla lettura del testo vengono fuori alcuni principi importanti che sono il fulcro della nostra discussione.

  1. Il tecnico è il “proprietario intellettuale” del progetto e di tutti gli atti tecnici che la compongono quindi, in questo caso, compresi i file di progetto.
  2. La proprietà intellettuale del progetto NON è pregiudicata dal pagamento dei compensi dovuti per tale opera. Tradotto: il progetto è del tecnico anche dopo il pagamento del lavoro svolto, non del cliente.
  3. Il committente NON può utilizzare l’opera – in questo caso specifico gli eventuali file di progetto – senza consenso del tecnico per uno scopo diverso da quello per il quale sono stati creati e – soprattutto – previo pagamento.

L’art. 13 ci fornisce un'altra indicazione importante: Al cliente spetta una sola copia degli elaborati utilizzabili per “valersi dell’opera connessa” e cioè per dimostrare che l’opera è stata realizzata in conformità ad un progetto e potersi così tutelare.

Chiarito ciò si può stabilire che al cliente non sono dovuti i file di origine ma una copia cartacea o i file generati (pdf, dwf) non modificabili  e firmati digitalmente nel caso vi sia una presentazione telematica della pratica.

Nel caso specifico il comportamento del primo tecnico potrebbe sembrare cinico ma … egli sta semplicemente difendendo la proprietà del proprio lavoro. Andare ad utilizzare il lavoro fatto da altri poter far risparmiare il cliente o perché si ritiene che nel pagamento dei compensi sia compresa la proprietà del progetto non è legalmente fattibile.

Ripeto, qui non parlo di cortesia e collaborazione tra colleghi – sempre auspicata e sacrosanta, se uno lo ritiene opportuno può dare tutto ciò che vuole – ma del fatto che il nostro lavoro non è come vendere una cassetta di frutta.  Le nostre idee progettuali sono un bene immateriale frutto del nostro intelletto e delle nostre capacità. E’ come un brano registrato alla SIAE: un cantante può utilizzare una melodia o riprodurre una cover solo ed esclusivamente previo pagamento dei diritti al titolare del brevetto, all’ideatore.

Stesso concetto per le nostre opere progettuali.

Dobbiamo ristabilire la differenza tra cortesia e normalità. La cortesia non è dovuta, è un gesto – auspicabile – che dipende dalla volontà di ognuno.

Il compenso per il proprio lavoro quello sì, è dovuto.

Lasciate un commento e seguite la pagina face book; la discussione non potrà che giovare a tutti, e per qualsiasi informazione contattatemi. Sarò lieto di rispondere.

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