GLI INTONACI, 4 COSE DA SAPERE: COSA SONO, QUALI TIPOLOGIE, A COSA SERVONO E COME SI POSANO

da Super User
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Dopo un (lungo) periodo di pausa dovuto a molteplici impegni lavorativi riprendo - si spera con costanza – a scrivere su degli argomenti, riguardanti la mia professione, che penso siano utili sia ai “clienti” che ai colleghi tecnici.

Oggi voglio parlare degli intonaci.

Elemento costruttivo dato troppo spesso per scontato ha esso una duplice funzione. Quella protettiva e quella decorativa.

L’intonaco è una malta derivata dalla miscelazione di 3 componenti: acqua, un legante minerale (calce e cemento) e un inerte (sabbia).

Oggi a questa miscela si aggiungono degli additivi che favoriscono la reazione di presa.

A seconda della tipologia degli inerti (sabbie da cava, da fiume, etc.) varia la granulometria e presenza di impurità quali polveri o terra che incidono sulla capacità di resistenza della malta e sul suo potere legante.I leganti minerali sono principalmente due: a base calce e cemento o gesso.La base calce e cemento può variare le percentuali di ognuna. Una base con una maggiore percentuale di calce sarà più elastica ma avrà una minore resistenza e tempi di posa maggiori tra le varie fasi, una base a maggioranza cemento sarà più rigida e più resistente ma avrà meno elasticità nella posa. Pertanto le miscele sono fatte in modo da avere un buon compromesso tra le varie caratteristiche.

Vi sono vari tipi di calce (idrata, idraulica, grassello di calce) che compongono la base; oggi le citiamo solamente, in un altro articolo si potrebbe discutere sulle loro differenze.

Se la base è composta solo da calce viene chiamata “a base calce” se è combinata col cemento viene chiamata “malta bastarda”.

La malta a base gesso è una malta che è chiamata espansiva mentre la malta a base calce/cemento lavora a “ritiro”. Questo comporta una minore fessurazione della base calce/cemento ma, di contro altare, trattiene maggiormente l’umidità. Pertanto sono consigliati in ambienti non umidi e asciutti.

La posa in opera è fondamentalmente suddivisa in 3 parti: una prima parte chiamata rinzaffo che ha la funzione di “aggrappo” e di livellamento della superficie; l’impasto dev’essere piuttosto fluido pertanto la presenza di acqua in questa fase sarà maggiore.

Uno strato intermedio caratterizzato da un impasto molto meno liquido per far si che la superficie sia livellata e l’intonaco leghi a  sufficienza.

La finitura che serve per rendere esteticamente omogeneo l’intonaco. Anche in questo caso la quantità di acqua è ridotta rispetto alla fase di rinzaffo.

Nella posa nei casi in cui la parete sottostante non sia omogenea può essere utile utilizzare un prodotto aggrappante o la rete porta intonaco. Per ciò che concerne gli spigoli – sia per una migliore resa che per una più comoda realizzazione – vengono solitamente installati dei paraspigoli in acciaio.

Esistono poi degli intonaci a base di argilla (ora in disuso).


Gli intonaci premiscelati

I premiscelati sono quelli oggi più utilizzati le cui componenti (calce/cemento, sabbia e additivi), come suggerisce la parola stessa, già miscelate tra loro. Per la loro posa è sufficiente aggiunte il legante idraulico e cioè … l’acqua.


Concludendo questo breve excursus sugli intonaci possiamo dire che è di fondamentale importanza la competenza di colui che effettuerà il lavoro e la capacità del tecnico incaricato nella scelta, a seconda della tipologie di parete che si ha davanti, dell’intonaco da utilizzare e degli accorgimenti da adottare.


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Fonti: www.edilportale.comwww.caparreghini.it 

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